Recensione concerto da BLOW UP Ottobre 2007
"Tafuzzy Days"
Castello degli Agolanti, Riccione, 24/08/2007
C’è gia chi la chiama "la Fenice della nuova musica italiana", e probabilmente non c’è di che dargli torto. Alla fine di agosto il Castello degli Agolanti di Riccione, posto sulla collina di fronte al leggendario Cocoricò, è stato teatro di una due giorni di concerti con otto gruppi tra i più promettenti della scena indie nostrana, convocati dalla locale Tafuzzy Records di Davide Brace. Venerdì 24 (purtroppo non abbiamo potuto seguire la seconda serata con Cosmetic, Altro, Nobraino e Dadamatto, che si preannunciava all’altezza della prima) si sono esibiti per primi i Chewingum, giovane trio chitarra/basso/dj da Senigallia, tra i Pavement più zuccherosi e dei dispettosi Belle & Sebastian, con echi tropicalisti e un forte lavoro di sampling alle spalle, che non soverchi a mai le melodie rotonde e molto catchy del gruppo. Sarebbero già pronti per le classifiche. A seguire salgono sul palco i Camillas col loro cabaret-pop-no-wave irracontabile, surreale e greve insieme, fatto di canzoni semplici come allucinazioni inebetite, ballate acustiche e ingombranti pulsioni sintetiche, farneticanti call&response e musicarelli tragicomici. A fine concerto i due pesaresi si incrociano sul palco con gli X-Mary, da San Colombano al Lambro. Descritti da più parti come il migliore live act italiano, e alla seconda esibizione visionata credo di poter confermare. Durante l'insolitamente psichedelica jam floydiana coi Camillas partono alle loro spalle i fuochi d'artificio di una festa alle pendici della collina, ed è la magia del caso che ha voluto rendere indimenticabile la serata, con gli X-Mary rimasti soli in scena (dopo la corale invettiva Mi dai fastidio) in un set adrenalinico e divertente oltre ogni dire, fatto di canzoni fulminanti e micidialmente orecchiabili, e fa un gran piacere sentire tanta gente che canta i ritornelli, anche perchè il cantante Cristiano, tarantolata bestia da palco, ha l'abitudine di modificare a piacere i testi delle canzoni, colto da continui spasmi epifanici di geniale, e innocente, naivetè. Alla fine tornano dei robotici Camillas per una potentissima cover della daft-punkiana Human after all. Chiudono "alla riccionese" i Fitness Pump, etichetta Tafuzzy, solitamente più intimisti, con un lungo set di sampling a ruota libera dalle parti dei Chemical Brothers che riesce a far ballare tutti quanti mentre le luci del Cocoricò, a poche decine di metri, cominciano a pulsare.
Federico Savini
da
www.sentireascoltare.com maggio 2007
I Camillas "Everybody in the palco !" EP (I Dischi Di Plastica)
Zagor e Ruben, i due Camillas, sono di Pesaro o forse di Pordenone, non si capisce
bene, potrebbero essere fratelli o anche no. Per ora hanno registrato solo questo ep
di cinque pezzi ma i loro concerti sono gia' un piccolo culto che conta numerosi adepti:
teatrini situazionisti sempre sopra le righe in cui ha largo spazio l'improvvisazione,
il cabaret ed il coinvolgimento del pubblico. Le loro canzoni sono minimali (un sinth,
una chitarra elettrica qualche base elettronica) inni discodance, deliranti
temporeggiamenti crauti, eccitati garage-punk, imbarazzanti melodie di quel pop
italiano che in molti si vergognano ad ammettere di trovarsi spesso a canticchiare,
soul all'amatriciana, ciccia, risa, sudore, sangue, vino, vita. I Camillas sono teneri
e surreali punk avanguardisti, genuinamente intelligenti, di quell'intelligenza che in
quanto tale non ha paura di travestirsi di ridicolo e follia, restando comunque tagliente
e lasciando il giusto spazio ad una moderna, sincera ed inevitabile amarezza esistenziale
di fondo. Nell'ep in questione c'e' solo una piccola parte di tutto questo "Mondo Camillas"
ma e' gia' qualcosa. Cercatelo (e' prevista un'uscita ufficiale a fine maggio su etichetta "I
Dischi Di Plastica"), cercateli e non mancate per nulla al mondo ai loro concerti. W I
Camillas!
(7.5/10) Davide Brace
da
Rumore novembre 2007
I Camillas "Everybody in the palco !" EP (I Dischi Di Plastica)
Dura poco questo mini album di esordio dei pesaresi Ruben e Zagor Camillas - che proprio di primo pelo non sono: qualcuno ricorda gli Aerodynamics e l'ottimo Courmayeur , uscito nel 2000 per Snowdonia? - ma i suoi 5 brani sono sufficienti per gettare almeno un primo sguardo sul loro mondo bizzarro. Un mondo in cui i non sense e poetica del quotidiano convivono felicemente, così come convivono gli arpeggi di chitarra acustica (Gina) e ritmi elettronici (Tu sei un animale) anche nella stessa canzone (Problemi). Un mondo di melodie pop sognanti, intervallate da deliri per sola voce (Banana bullone) e da 2 minuti di punk sincopato a bassa fedeltà (ed altissima probabilità di identificazione di chi ascolta!) come quelli dell'inno Mi dai fastidio. Che immaginiamo come uno dei picchi di concerti, a detta di chi ha presenziato, irresistibili. Ma dovrebbe esserci ancora molto da scoprire sui Camillas e la curiosità è tanta.
Andrea Pomini, voto: 7
da
rockit.it
I Camillas - Everybody in the palco - I Dischi Di Plastica (2007)
Spesso i gruppi dagli atteggiamenti "ironici" o del tutto "stupidi" non ricevono una grande attenzione quando li si deve recensire. Li si mette nel calderone della musica demenziale e tanti saluti. Se finora fossi stato costretto ad ascoltare solo gruppi "seri" e mi fossi perso gente come i They Might Be Giants o i Ween adesso sarei una persona molto triste, non solo perché avrei riso meno ma sopratutto perché mi sarei perso canzoni con la C maiuscola. I Camillas hanno un'attitudine scema e sanno scrivere ottimi pezzi. 4 brani ("Bana Bullone", essendo una lista di parole a caso, non può considerasi una vera canzone) che vanno dal synth pop, alle ballate acustiche, alle sfuriate elettriche a metà tra i Wolfango e i DNA. I testi sono surreali e poetici. "Gina" è davvero bellissima, riesce a raccontare una storia d'amore attraverso i numeri.
I Camillas sono una magica astrazione, fanno ridere e stai bene. Per non parlare, poi, dei loro concerti che sono quanto di più divertente abbia visto dal vivo ultimamente.
di Sandro Giorello
da
rockit.it
I Camillas - Le politiche del prato - Wallace Records / Tafuzzy Records / Marinaio Gaio / Dischi di plastica (2009)
Palle magiche che rimbalzano senza controllo (Pim! Pum! Pam!), prati innevati che esplodono di spaventosi colori in primavera, pandori al veleno per mocciosi che a Natale dicon parolacce, un timido animale chiamato bisonte tutto solo in un angolo, se ti prendo ti do un bacio (molla quella fetta di torta perché se ti prendo ti do un morso), dimmi dimmi, quando a casa tornerai vienimi a trovar io ti posso offrire il pane, stati di agitazione (come i bambini che si sbracciano alla batteria giocattolo), tu sei il mio manicomio dolcissimo, a settembre seminerò i campi e le gocce del mio sudore scioglieranno la terra dove razzoleranno le oche e le galline e anche i maiali, mi piace come muovi le tue mani: cos'è 'sta roba?
Semplicemente una magica astrazione che risuona da qualche tempo dalle Marche, tra echi di shoe-gazing, punk rock demente, elettronica 8-bit, filastrocche della nonna, cori degli Alpini e canzoncine per strumenti giocattolo: Ruben e Zagor indossano le loro barbe, saltano sui palchi in grembiulino e dalla loro cesta estraggono canzoni che, una dopo l'altra, disarmano per la loro dolce innocenza dispettosa, come un bambino di quattro anni nascosto sotto il tavolo che ti slaccia le stringhe delle scarpe convinto di non essere visto (magari se odiate i bambini immaginate il viso paffuto del pargolo tutto spalmato e grondante di gelato al cioccolato... Va meglio così vero, non vi fa tenerezza?).
Troppo facile liquidare i Camillas come due cazzoni: troppo complicato invece spiegarvi perché sono due geniacci romantici e creativi. La loro forza è la semplicità, non fate i difficili allora, teneteli seriamente d'occhio. Un altro disco per l'Estate.
di Marco Panzeri